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Chiesa della Madonna di Caravaggio

Questa chiesa,  intitolata alla Beata Vergine di Caravaggio, è una delle più recenti di Ghedi, perchè edificata nel 1759. Fu un’impresa difficile trovare il fondatore e il motivo per cui l’abbia costruita. Secondo le fonti ufficiali, venne costruita sotto il parrocchiato dell’arciprete Carlo Scarella, uomo di grande cultura annoverato fra gli intellettuali bresciani del suo tempo.

La scelta del luogo in cui è stata costruita aveva un significato, appena oltre il ponte sulla Serca, dove si dividevano le antiche strade che si aprivano ad occidente verso i terreni più fertili del paese. Quando era isolata dalle costruzioni che oggi la soffocano, sicuramente si poteva godere della sua eleganza ed armonia, anche se di ridotte dimensioni.


E’ caratterizzata da un graziosa facciata in perfetto stile rococò .

Il prospetto è definito dai contorni in pietra di Botticino e in stucco che sottolineano la formalità delle quattro aperture ravvicinate.

Le cornici non sono troppo sporgenti, ma aderenti al muro, producendo un effetto piacevolmente pittorico.

Nella cimasa del portale si trova la data 1759 con l’iscrizione dedicatoria, sulla quale alcuni avanzano dubbi su possibili modifiche successive.

Le due finestrelle sagomate appaiate in basso, dotate di robuste grate di ferro, hanno il compito di lasciar intravedere l’interno.

Le robuste lesene poggiate su bassi piedistalli sembrerebbero stringere e appesantire la facciata principale che viene però alleggerita da una triplice modanatura orizzontale che avvolge ogni lato.

La fitta profilatura dell’architrave e il sottogronda costituiscono un esempio di eleganza che viene evidenziata dal timpano sormontato da tre snelli pinnacoli in pietra che ne accentuano la verticalità.


All’interno si apre la piccola navata con pianta pressoché quadrata, più elaborata di quanto ci si aspetterebbe dall’esterno.

La navata è coperta da un’ariosa cupola dalla volta a catino. La decorazione pittorica segue il gusto barocchetto. Nei pennacchi formati dagli arconi di sostegno alla cupola sono affrescati i quattro evangelisti datati 1760.

Sull’unico altare di forma svasata, dove prima si innalzava la statua dell’Apparizione, ora è  riportata la pala del Campini con l’Apparizione della Madonna di Caravaggio a Giannetta de’ Vacchi.

La mensa dell’altare è composta da marmi pregiati policromi e un paliotto composto a tassellatura di breccia pernice, compreso tra due volute di giallo Torri (di Verona), una fascia di bianco di Carrara ed un filetto di nero assoluto del Belgio che ne sottolinea l’armonia.

Nel centro del paliotto nell’ovale incorniciato da un monoblocco di giallo di Verona è rappresentata l’Apparizione eseguita con pietre di vari colori: lo sfondo in nero assoluto fa risaltare il  rosso di Francia nella veste della Madonna, il grigio bardiglio del velo e dell’ampia fusciacca.

La pala d’altare

L’autore della pala d’altare fu Cesare Campini che si dedicò con vera passione alla pittura e all’arte figurativa.

L’opera rappresenta il momento dell’incontro fra la Madonna e una giovane popolana.

Maria parla alla donna che la ascolta inginocchiata.

Sullo sfondo è collocato il moderno santuario che sostituì la primitiva chiesetta che aveva fatto costruire Filippo Maria Visconti.

Sono molti gli elementi naturalistici presenti come i fiori, l’erba del campo, le pietre sparse sul terreno e l’acqua del ruscello.

Negli abiti della popolana si nota la cura per la precisione dei particolari:come nel fazzoletto da capo , nella camicetta candida, nella gonna di fustagno marrone e nei pendenti di corallo.

La giovane Vergine è ritratta in panni ricercati: come la veste di rosso rubino e il manto azzurro di raso ricamato e bordato di filo dorato.

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Chiesa di Caravaggio: Bio
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