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Chiesa di Santa Maria Assunta

Santa Maria Assunta è la chiesa principale di Ghedi; situata nel cuore della cittadina, fu eretta agli inizi
del XVII secolo sui resti degli antichi edifici di culto.
Tra il 1999 ed il 2001, i proficui scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica nella zona absidale e
nella grande aula del bene hanno riportato alla luce le fondamenta delle costruzioni precedenti. Tali
preziosi ritrovamenti non solo sono stati estremamente importanti al fine di comprendere la
trasformazione planimetrica della chiesa, ma sono anche la testimonianza di come la nascita e lo
sviluppo della parrocchiale ghedese, abbia seguito di pari passo l’evoluzione della cristianizzazione nella
pianura bresciana e lombarda.
Dai successivi studi effettuati è emerso che, nel corso dei secoli su questo sito furono innalzati sei
differenti luoghi di culto, di questi il battistero e la chiesa, forse di epoca paleocristiana, sono le
costruzioni più antiche. Fanno seguito gli edifici alto-medievali, romanici, la grande cappella sud e la
chiesa risalente alla fine del XIII e inizio del XIV secolo.
La condizione precaria delle strutture e lo spazio esiguo dell’antica pieve trecentesca, non più sufficiente
ad ospitare la popolazione in continuo aumento, imposero l’edificazione dell’attuale chiesa di Santa
Maria Assunta, in linea con le norme dettate dal Concilio di Trento (1542-1545) e le successive
Instructiones milanesi di Carlo Borromeo (1572).
La costruzione della nuova e più ampia chiesa iniziò nel 1606; purtroppo a causa della mancanza dei
disegni originari, non si è a conoscenza del nome dell’architetto progettista. Gli studiosi sono incerti tra
Giovanni Antonio Avanzi e Pier Maria Bagnatore.
Nei secoli XVII e XIX il bene subì nuovamente alcuni rimaneggiamenti.
Oggi la facciata della chiesa in stile rinascimentale si presenta armoniosa nella sua semplicità ed è
suddivisa in due registri: quello superiore accoglie le statue di Santa Caterina e San Francesco, patroni
d’Italia; mentre in quello inferiore si apre il portale d’accesso messo in risalto dal contorno in marmo di
Botticino finemente realizzato da maestri marmisti, su disegno dell’ architetto Antonio Comino,
progettista del Duomo di Brescia.
All’interno l’attenzione viene subito catturata dall’ ampia struttura architettonica ad aula unica che si
caratterizza soprattutto per la solennità delle imponenti masse murarie, valorizzate dalla luce che
penetra dalle grandi vetrate romane e serliane e dalle sfarzose decorazioni parietali di stile tardo
barocco.
Di gusto tardo gotico è, invece, la preziosa volta ornata con tre medaglioni di 21 metri quadrati, realizzati
da Cesare Bertolotti, rappresentanti episodi della vita di Maria (Presentazione al tempio, Lo sposalizio e
L’incoronazione). Lo stesso artista dipinse anche i sei tondi nelle unghie della volta contenenti le figure
dei Santi e Dottori della Chiesa.
Nella volta e negli arconi sono presenti le tonalità prevalenti del rosa-violetto su uno sfondo di gialli e
grigi appena accennati; queste, riprese dalle lesene profilate di grigio scuro, si uniscono
armoniosamente ai colori del pavimento.
La lunga navata accoglie sei cappelle in cui si ergono raffinati altari, impreziositi da numerosi statue e
dipinti.
1. Sulla destra ha luogo l’ Altare di S. Carlo Borromeo. Restituito alla forma originale negli ultimi
restauri della chiesa, è composto da due parti risalenti a epoche diverse: l’ancona in stucco dipinto in
finto marmo e la mensa più moderna, decorata con un paliotto realizzato con la tecnica della riduzione
degli ornati. L’alzata, molto semplice, è formata da due belle colonne che terminano in pulvini poggianti
sui capitelli corinzi e decorati con due testine in gesso. La trabeazione, arricchita da un elegante motivo
ornamentale a girali, sorregge un nobile timpano ricurvo e spezzato. Quest’ultimo accoglie l’Angelo
Custode di moderna esecuzione. Tale altare presenta la pala più vasta della parrocchiale, dipinta da
Pompeo Ghitti, in cui i santi Stefano, Francesco d’Assisi,Antonio da Padova e Rocco sono raccolti in
una sacra conversazione.
2. A seguire, l’Altare dei Santi Faustino e Giovita è dotato di una semplice ancona in muratura e
stucco, entro la quale è posta la pala di Grazio Colossali, dipinta forse per l’antica pieve. Nella tela è
ritratta la Santa Vergine di Alessandria con i Santi bresciani Faustino e Giovita raccolti in sacra
conversazione. La mensa, risalente alla seconda metà del ‘700, è realizzato con marmi pregiati di colore
grigio-verde e decorato con un paliotto quadrilobato, profilato in bronzo. Al centro, il piccolo tabernacolo
ideato dal bresciano Giovanni Battista Gennari, fu aggiunto nel 1881, in seguito a un rimaneggiamento.
Alla sommità dell’ancona sono collocate due statuette in legno, allegorie della Speranza e della Carità.
3. Sempre sulla destra, l’Altare del Santo Rosario ideato nel 1790 da Vincenzo Marchesini,

progettista di Rezzato, al fine di sostituire l’originale secentesco in legno e in stile barocco. Nella
realizzazione dell’attuale altare non venne mantenuto tale stile, in quanto andava diffondendosi un gusto
più semplice e razionale: il neoclassicismo. In virtù di ciò l’altare venne costruito con poche varietà di
marmo (il rosso di Carrara e il violaceo di Seravezza, uniti al bianco della struttura)dai colori piuttosto
spenti. La semplice trabeazione, sorretta da due slanciate colonne sormontate dai bei capitelli corinzi in
Carrara, sostiene a sua volta una cimasa alquanto originale, poiché permette alla luce del giorno di
filtrare attraverso una finestra circolare. Alla sommità una valva di conchiglia e due paffuti angioletti
fungono da decoro. La mensa monumentale è ornata da due oculi centrali in marmo verde, incorniciati
dal bianco di Carrara. Nella nicchia è accolta la statua lignea della Madonna del Rosario col Bambino in
braccio;dapprima dipinta in vari colori, fu completamente dorata negli anni Sessanta. Circondano l’opera
i quindici Misteri del Rosario, realizzati da Pietro Ricchi: quadretti semplici ed essenziali, già appartenenti
al vecchio altare.
4. Al centro,il presbiterio accoglie la grande ancona neoclassica, realizzata da Ercole Peduzzi, su
progetto di Angelo Vita e decorata con sfarzosi stucchi dorati finemente eseguiti. Tale struttura mette in
evidenza la preziosa Assunzione della Vergine: pala d’altare dipinta con grande maestria da Pietro
Marone. Nella tela Maria, da cui prende il nome la parrocchiale, giace su un trono di nuvole; innalzata in
cielo da graziosi e vivaci puttini, esprime un sentimento di estrema serenità e, al tempo stesso, di
protezione. Gli apostoli sono colti nel momento dello sbigottimento. Evidente è la capacità tecnica
dell’artista, il quale riesce a trasmettere il sentimento e l’emozione attraverso l’ uso impeccabile di colori
puri e vivaci. Il dipinto è nell’insieme equilibrato e armonioso.
Sopra la pala è posta la piccola tela dell’Incoronazione della Vergine, realizzata dallo stesso Marone.
Maria, è accolta in cielo, dove Cristo e Dio Padre le posano una corona sul capo. La scena è avvolta in
un’atmosfera di grande intimità e leggerezza, resa grazie ai colori sfumati.
L’altare maggiore, sobrio ed austero, occupa il centro del presbiterio. Fu costruito in stile neoclassico per
volontà del Mons. Carlo Scarella, parroco di Ghedi dal 1754 al 1769, in sostituzione dell’originale
barocco,che non era più in linea con il gusto razionale illuminista, di cui egli era sostenitore.
L’intero altare fu realizzato in specchiature di marmi pregiati: il verde Alpi dei listelli di fondo mette in
risalto le lastre rosso-violacee frontali in diaspro di Sicilia, profilate da sottili cornici di bianco di Carrara. Il
paliotto presenta al centro una cartella quadrilobata in un particolare marmo pregiato di colore verde
intenso. La zoccolatura della base, le lastre di copertura della mensa e delle alzate porta candelieri sono
in giallo di Verona. Il piccolo e grazioso tabernacolo a tempietto, in marmo di Siena, è costituito da
raffinate colonnette, che terminano con capitelli corinzi, finemente realizzati in marmo di Carrara. Di
particolare rilevanza è l’organo ideato da Diego Porro nel 1908-1909; numerosi furono gli organisti
talentuosi che parteciparono al primo concerto.
A Carlo Chimeri venne affidata la complessa ornamentazione a lacunari della zona presbiterale e del
catino absidale, decorato con un’elegante ramificazione di tralci, resi vivaci da frutti rosseggianti.
5. Procedendo sulla sinistra, l’Altare del Santissimo Sacramento è costituito da una mensa in
marmi policromi su cui si innalza l’ancona in legno dorato. Le coppie di colonne e paraste scanalate
sorreggono una bella cornice ornata con un motivo a girali e teste di graziosi angioletti. Un timpano
spezzato accoglie una composizione scultorea rappresentante la Resurrezione di Cristo, in cui è
evidente la maestria dell’artista nella sua realizzazione.
All’interno di questo sontuoso altare trova spazio l’Ultima Cena del 1681, dipinta da Pompeo Ghitti in
sostituzione alla tela precedente,che venne distrutta da una saetta nel novembre 1680. Nella pala,
dall’impostazione alquanto equilibrata, l’artista ritrae gli apostoli raccolti attorno alla figura d Gesù, attoniti
nell’attimo in cui Egli rivela loro il tradimento da parte di Giuda. L’atmosfera tenebrosa è data dal
sapiente uso dei colori scuri.
6. Sulla porta laterale ha luogo l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, tela di Sebastiano Ricci.
7. Nell’Altare della Pietà l’ancona, risalente al 1840, venne costruita su progetto dell’architetto
Angelo Vita. Questa, in muro e stucco, è di stile neoclassico ed evidentemente ispirata agli altari in
muratura della chiesa di San Clemente a Brescia.
La mensa di fine XVII e inizi XVIII secolo, realizzata dai maestri marmorari di Rezzato, è la più antica
della chiesa. Questa è decorata da un paliotto a lastra unica, incorniciato dal verde Alpi, in contrasto con
i listelli in marmo giallo e nero. Al centro, la pala barocca, commissionata a Pietro Ricchi nel 1646,
rappresenta la Deposizione di Cristo. La scena si svolge sul monte Golgota, in un’atmosfera
crepuscolare, in cui un bagliore di luce lunare rischiara i corpi delle figure ritratte. Queste sono colte
nell’atto di deporre Gesù nel sepolcro; dai loro volti traspare un sentimento di angoscioso dolore. Sullo
sfondo, la città di Gerusalemme sembra essere ignara di tale dramma.
In primo piano sono posti l’apostolo Giovanni e la Maddalena. Quest’ultima è forse la figura più singolare
del dipinto: racchiusa in un cerchio ideale, è avvolta in drappi di seta leggeri e vaporosi dalle sfumature
di rosa e di giallo.
In particolare, la maestria dell’artista traspare nella raffigurazione del corpo scarno e sofferente di Cristo,
il cui capo esanime viene sorretto dalla Madonna con un gesto accorato. L’immenso dolore nello

sguardo della Vergine è ancor più enfatizzato dal pallore del suo viso, che sembra concordare con
l’incarnato del Figlio morto.
1. 8. Segue per ultimo il raffinato Altare del Crocefisso, in stile barocchetto. In esso
l’ancona, in cui predomina il diaspro di Sicilia sul bianco di Carrara usato nella realizzazione dei
particolari, ospita una nicchia cruciforme dalla cornice dorata, contornata a sua volta da una modanatura
in marmo giallo di Verona. Questa nicchia, alquanto singolare, accoglie la scultura del Cristo finemente
realizzata dal bresciano Maffeo Olivieri. Evidente è lo studio psicologico della figura di Gesù: Egli è
calmo e al tempo stesso sofferente.
La trabeazione, sorretta da colonne in diaspro con capitelli corinzi è decorata al centro con tre piccole e
graziose teste di puttini. Il timpano è ornato da una valva di conchiglia e dai due angeli eleganti ai lati,
simbolo della Passione.
La mensa, realizzata con i marmi più rari,pietre preziose e madreperle, si differenzia per la sua
particolarità. La decorazione sembra riprodurre un fantastico giardino, in cui si possono intravedere fiori,
fronde e uccelletti.
Tutto, in Santa Maria Assunta,concorre al concetto della rappresentazione della gloria della Chiesa
trionfante, senza tuttavia che venga meno il senso del raccoglimento per un intimo colloquio col
Padre.

S. Maria Assunta: Bio
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